I consigli del pediatra Piercarlo Salari
Gli integratori nei bambini
Fino a qualche anno fa tra le mamme era molto diffusa l’opinione che il concetto di “integratore” fosse del tutto equiparabile a quello di “ricostituente”, termine equivoco che non fa parte del gergo scientifico e meriterebbe pertanto di essere bandito dal dizionario medico. Oggi si tende invece a una visione più oggettiva e scrupolosa, anche perché l’esperienza di paesi, quali gli Stati Uniti, in cui la supplementazione vitaminica sembra più importante della stessa alimentazione, insegnano che qualsiasi abuso, anche quando si tratta di sostanze naturali, è sempre dannoso. Nella fascia d’età 0-3 anni il regime dietetico è più controllato, ed è di solito il pediatra a valutare l’opportunità di un’integrazione.

Per quanto riguarda invece le epoche successive va ricordato che il vero problema della nostra società è oggi rappresentato dalla malnutrizione per eccesso, e cioè da sovrappeso e obesità, mentre le gravi carenze nutrizionali sono diventate un lontano ricordo storico. È tuttavia paradossale che proprio i bambini obesi, a fronte dei classici errori alimentari, sono più esposti al rischio di deficit marginali, per esempio di oligoelementi quali zinco e selenio. Per contro molti adolescenti, in particolare di sesso femminile, quale risultato della monotonia delle loro abitudini a tavola, presentano una carenza di ferro e un’introduzione eccessiva di grassi saturi, nocivi per le arterie, a svantaggio dei polinsaturi. Una dieta varia ed equilibrata, cioè con il giusto rapporto tra zuccheri, grassi e proteine, una periodica alternanza dei vari cibi in ottemperanza alla piramide alimentare e sostanzialmente un adeguato contenuto calorico, è sufficiente a soddisfare i fabbisogni. Il vero problema è che difficilmente oggi queste semplici indicazioni vengono rispettate: i bambini che consumano regolarmente frutta e verdura, per esempio, sono una netta minoranza, e le stesse esigenze di vita quotidiana portano le mamme, spesso impegnate anche in un’attività lavorativa, ad assecondare le richieste dei propri figli e a cucinare sempre meno, affidandosi alla variegata offerta di cibi precotti, notoriamente meno ricchi in composti essenziali. Un altro aspetto di cui tenere conto è l’iperlavoro a cui sono sottoposti numerosi bambini che, oltre agli impegni didattici, affrontano varie attività ludico-ricreative. Non è escluso pertanto che possano presentarsi momenti dell’anno in cui un’integrazione mirata diventa un supporto efficace, per esempio in fase di convalescenza dopo una tipica infezione di comunità, in genere accompagnata da un periodo di relativa inappetenza, o in concomitanza della variazione di abitudini al cambio di stagione o ancora di periodi di particolare stress psicofisico a scuola o nella pratica di sport.

Il consulto del pediatra è sempre utile per fare in modo che l’apporto di vitamine, acidi grassi essenziali e sali minerali sia specificamente adattato al tipo di alimentazione e di esigenze del singolo bambino.

Dott. Piercarlo Salari, Pediatra
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