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I consigli del Pediatra Piercarlo Salari
La dieta in corso di allattamento: opportunità di una supplementazione
L’allattamento è un momento estremamente delicato tanto per la mamma quanto per il bambino. Un’alimentazione sufficientemente varia ed equilibrata le consente di affrontare con la massima serenità questo periodo di particolare impegno per il suo organismo, che per primo può andare incontro a depauperamento e quindi a carenza di nutrienti essendo la produzione del latte un processo privilegiato dalla natura. In altre parole, a meno di situazioni di digiuno estremo, la qualità del latte viene sempre preservata, anche a costo, come avviene per esempio nel caso del calcio, di favorire una rapida demineralizzazione dello scheletro materno. Ma a prescindere da questo minerale, il cui fabbisogno nella nutrice eguaglia quello di un adolescente (1200 mg/die), pochi mesi fa un comitato di 19 esperti internazionali ha redatto alcune raccomandazioni, approvate dalla World Association of Perinatal Medicine, dalla Child Health Foundation e della Early Nutrition Foundation, che hanno evidenziato in particolare l’importanza di due acidi grassi polinsaturi presenti nel latte materno: il DHA (acido docosaesaenoico) e l'AA (acido arachidonico), presenti naturalmente nel latte e appartenenti rispettivamente alla famiglia degli omega-3 e omega-6. È quindi opportuno che la madre assuma tali sostanze in quantitativi adeguati già a partire dalla gravidanza, in particolare dal terzo trimestre. Diversi studi hanno infatti dimostrato una associazione tra sviluppo visivo e cognitivo e assunzione dietetica materna di pesce e/o olio di pesce naturalmente ricchi in omega 3 nel corso della gravidanza e dell’allattamento. Ne consegue che in tali fasi (in particolare dal quinto-sesto mese di gravidanza) le donne dovrebbero raggiungere un apporto di DHA di almeno 200 mg al giorno, in modo da soddisfare il fabbisogno giornaliero del lattante, che varia da 10 a 15 mg/Kg. Se dunque la principale fonte del DHA è rappresentata dal pesce, quella dell’AA, anch’esso fondamentale per lo sviluppo cerebrale, è costituita dalla carne, dalle uova e dal latte. Mentre però quest’ultimo è ampiamente presente nell’alimentazione delle donne italiane, l’apporto di DHA non sempre raggiunge i livelli consigliati. Da qui la duplice opportunità di una supplementazione sia della nutrice sia del bambino, una volta sospeso l’allattamento: è stata infatti osservata con gli anni una progressiva diminuzione dei livelli di DHA nel sistema nervoso centrale, e alcuni studi hanno ipotizzato perfino un’associazione favorevole tra consumo di pesce e minore rischio di gravi malattie in età adulta, come la demenza di Alzheimer. Ne deriva che anche per le età della vita successive a quella pediatrica una assunzione di DHA intorno a 5-10 mg/kg die (0,15-0,2% circa dell’apporto calorico giornaliero) rimane consigliabile, attraverso il consumo di fonti dietetiche quali pesce e uova “naturalmente” arricchite, preferibilmente sulla base di una valutazione personalizzata da parte del medico di fiducia. Altri importanti nutrienti sono ferro, rame, zinco e iodio. Anche in questo caso, però, va ribadito che in questo delicato periodo la supplementazione dovrebbe essere oggetto di un attento esame del singolo caso, in modo da adattarsi perfettamente alle abitudini dietetiche, senza creare eccessi, tanto inutili quanto potenzialmente controproducenti. Dott. Piercarlo Salari, Pediatra |
I consigli dell'esperto
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