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I consigli dell'esperto Antonello Sannia
Proteggere i vasi venosi dalla calura estiva
Durante l'estate l'aumento della temperatura tende a provocare una dilatazione dei vasi sanguigni, in
particolare di quelli venosi, peggiorando i disturbi tipici dell'insufficienza venosa come gambe pesanti,
gonfiore alle caviglie e sensazione di fastidio e talvolta di dolore ai polpacci. Dalla natura un valido aiuto
per aiutarci a proteggere i vasi venosi dalla calura estiva.
IPPOCASTANO (Aesculus Hippocastanum)
Originario dei Balcani, l’ippocastano della famiglia delle “Ippocastanaceae” deriva curiosamente il proprio
nome dall’antica abitudine dei turchi di usare i semi, ricchi di fecola, per nutrire i cavalli che soffrivano
di problemi respiratori. Il frutto, simile alle castagne, ha un sapore amaro. E’ diffuso oggi in tutta Europa,
Medio Oriente e in Iran.
Nel seme dell’ippocastano sono presenti flavonoidi e saponine, tannini, vitamine del gruppo B, una provitamina
D e la vitamina K. L’ippocastano favorisce i fenomeni di vasocostrizione e migliora il tono venoso; è anche un
antinfiammatorio e decongestionante, indicato per il trattamento degli stati edematosi. Può essere usato
localmente per trattare varici, flebiti, emorroidi, contusioni ed ematomi.
Come agisce l’ippocastano? Causa un aumento del tono capillare, dovuto ad un incremento della contrazione della
muscolatura liscia della parete vascolare e anche ad un aumento della resistenza e dell'elasticità dei
capillari, con diminuzione della loro permeabilità. Questo estratto è quindi particolarmente utile nel caso di
capillari fragili.
E’ stata fatta una valutazione degli studi clinici relativi all’azione “fleboprotettiva” dell’ippocastano.
Tutti questi studi indicano un importante miglioramento nella sintomatologia dei pazienti. Sei studi indicano
un significativo calo del dolore e dei formicolii alle caviglie, cinque studi suggeriscono un evidente calo
nella circonferenza delle caviglie, uno studio ha paragonato l’effetto dell’estratto secco di ippocastano con
quello delle calze contenitive, riscontrando un’efficacia simile ad esse. In tutti questi studi gli effetti
collaterali sono stati rari e di lieve entità. Altri studi clinici hanno esaminato l’effetto dell’escina, il
principio attivo dell’estratto di ippocastano, in pazienti con insufficienza venosa delle gambe, dimostrando
che è efficace nel favorire il miglioramento del microcircolo venoso.
Può talvolta causare modesti disturbi di stomaco e reazioni allergiche cutanee. Non va utilizzato durante la
gravidanza, l’allattamento e in età pediatrica.
CENTELLA (Centella Asiatica)
Della famiglia delle Apiaceae, cui appartengono anche il prezzemolo e la carota, la centella è originaria
dell'Oriente, essendo diffusa in una zona che va dal Madagascar all'Indonesia.
Secondo la tradizione il nome centella deriva dal verbo “centellinare” e si riferisce al fatto che questa
piccola pianta assorba, goccia a goccia, l’acqua delle zone palustri nelle quali vive. Il nome scientifico più
adottato, soprattutto nel XVII secolo, fu Hydrocotyle (hydro = acqua + cotyle=ciotola) derivato dalla
somiglianza delle foglie ad una scodella capace di contenere dell’acqua.
Le foglioline di questa pianta rampicante contengono principi attivi i cui effetti curativi erano da secoli
noti alle popolazioni locali, soprattutto per la cura di ferite, piaghe e ulcere. In India e in Malesia la
pianta divenne celebre come “Erba delle Tigri”; tale denominazione derivava dall’osservazione che le tigri del
Bengala si curavano le ferite riportate dopo gli scontri contro altri animali rotolandosi su tappeti erbosi
ricoperti da tale pianta. L’effetto benefico fu poi ripreso dalle popolazioni indigene per la cura delle
ferite. Questa pianta infatti, trova largo impiego nella medicina popolare indiana anche come cicatrizzante.
Le proprietà della centella rimasero sconosciute nel mondo occidentale fino al XVII secolo, quando i botanici
olandesi Rhumphius e Rheede, incuriositi dalla fama di questa pianta, la introdussero nel vecchio continente.
La centella stimola la produzione di collageno da parte delle cellule che lo producono chiamate fibroblasti, e
ciò migliora l’elasticità e la robustezza della parete vasale. Inoltre accelera la cicatrizzazione delle
piccole ferite cutanee di qualsiasi origine e delle piccole ustioni, ed è indicata per il trattamento della
cellulite. Sono stati fatti alcuni studi clinici su pazienti con insufficienza venosa cronica agli arti
inferiori, che assumevano per bocca un estratto di centella per due o tre mesi. Al termine di tale periodo i
pazienti trattati con la centella mostravano un’evidente riduzione dei sintomi presenti prima del trattamento e
del gonfiore alle caviglie e un miglioramento dell’elasticità dei vasi venosi. E' stato dimostrato che
formulazioni topiche contenenti estratto purificato al 60% di centella applicate tre volte al giorno su piccole
ferite cutanee hanno aumentato la proliferazione cellulare e la sintesi del collageno nella zona lesionata.
A dosi elevate può causare cefalea, e non è da utilizzare in gravidanza e durante l'allattamento.
RUSCO (Rusco Aculeatus)
Il rusco è una pianta comune in tutta Europa, nei luoghi incolti al margine dei boschi. La pianta è facilmente
riconoscibile per il suo diffusissimo utilizzo decorativo nel periodo natalizio; ha le foglie verdi e pungenti
con bacche rosse ed è universalmente noto come “pungitopo”.
Alcune sostanza contenute nel rusco, come le saponine steroidee, stimolano i fenomeni di vasocostrizione e
migliorano quindi il tono venoso: l’estratto del rusco viene impiegato nel trattamento dell'insufficienza
venosa, in particolare di quella a carico degli arti inferiori e delle emorroidi.
Alcuni studi clinici hanno valutato per due mesi l’effetto dell’estratto di rusco in pazienti con insufficienza
venosa cronica. I sintomi iniziali erano presenti prima del trattamento in questa incidenza: dolore ai polpacci
79%, senso di pesantezza alle gambe 85%, crampi alle gambe 74% e gonfiore alle caviglie 82%. Dopo il
trattamento le percentuali suddette si riducevano rispettivamente al 20%, 12%, 8% e 14%. L’esame
capillaroscopico mostrava una riduzione della congestione dei vasi venosi dal 98% al 20% e un miglioramento del
flusso sanguigno nei capillari dell’80%: lo studio mostra che l’estratto di rusco è utile nel trattamento
dell’insufficienza venosa cronica. E’ preferibile evitare l’utilizzo in gravidanza e durante l’allattamento.
MIRTILLO NERO (Vaccinium myrtillus)
Della famiglia delle Ericaceae, il mirtillo è una pianta diffusissima e ben nota a tutti gli amanti della
montagna; privilegia il sottobosco con terreno siliceo e quindi acido in mezza montagna, e si può trovare
pressoché in tutto l'emisfero settentrionale.
Questi frutti sono propri della cultura settentrionale tanto che in Irlanda e in Scozia si festeggia la
"domenica del mirtillo", dedicata alla raccolta delle bacche, che vengono successivamente utilizzate nella
preparazione di crostate, confetture e sciroppi. In Scandinavia, Francia e Germania, il mirtillo viene
consumato in grandi quantità sia fresco che trasformato in acqueviti, sciroppi, salse e gelatine. Nel Nord
America i mirtilli erano parte dell’alimentazione degli indiani, che li consumavano freschi in estate e seccati
in inverno. Le bacche del mirtillo, specialmente quello rosso, considerate simbolo di pace dagli indiani
Delaware, erano utilizzate per tingere corpi e tappeti.
La medicina popolare da sempre utilizza foglie e bacche del mirtillo nero per infusi, decotti, sciroppi etc..,
cui si attribuivano diverse attività medicamentose - astringenti, antisettiche e antibatteriche,
antiflogistiche e ipoglicemizzanti-.
Il fitocomplesso del mirtillo protegge il microcircolo artero-venoso, come dimostrato da numerosi studi
scientifici. Esso inoltre favorisce il benessere delle cellule endoteliali, ovvero quelle dello strato più
interno dei vasi sanguigni, e incrementa il flusso sanguigno nei capillari interessati. Alcuni studi clinici
fatti in pazienti con insufficienza venosa cronica hanno dimostrato che l’estratto secco titolato di mirtillo
riduceva i danni ai capillari artero-venosi, la loro permeabilità e ne aumentava l’elasticità e la robustezza.
Tali risultati sono dovuti, anche, alla notevole capacità dell’estratto di mirtillo di combattere i danni
causati dai radicali liberi alla parete dei vasi sanguigni.
Ma le preziose proprietà di questa pianta non finiscono qui. Di particolare rilievo il contenuto in antociani,
responsabili delle principali attività del mirtillo nero, cioè l'azione vitaminica P-simile e la capacità di
favorire l'acuità visiva crepuscolare e notturna (non a caso durante la Seconda Guerra Mondiale i piloti della
RAF che consumavano notevoli quantità di confetture di mirtillo sembravano avere una migliore visione durante
le missioni notturne).
VITIS VINIFERA (Vite da vino)
Fin dall'antichità l'uva è il simbolo della vita e dell'arte di vivere, così come il vino è presente fin dagli
albori della civiltà e il suo uso è testimoniato nelle pagine della più antica letteratura. La sua origine di
perde nella notte dei tempi, ma di sicuro sappiamo che nel 5.000 a. C. compare nella cosiddetta “mezzaluna
fertile”, l’area della Mesopotamia. Il primo popolo a lasciarci testimonianze furono gli egizi, che lasciarono
affreschi nelle proprie tombe in cui illustravano la coltivazione della vite. In seguiti i antichi greci
diffusero la coltura del vino e delle tecniche di vinificazione, indicando come “Enotria”, ovvero terra del
vino, l’Italia meridionale, terra ricchissima di vigneti.
L'uva e' un buon energetico, re-minalizzante, disintossicante, ha proprietà diuretiche e lassative, contiene
sali minerali, fosforo, calcio, potassio, per l'80% e' costituita da acqua. E' adatta quindi, per essere
consumata nelle convalescenze, negli stati di anemia, in gravidanza e durante l'allattamento. L'uva, così come
il succo d'uva, ha inoltre un eccezionale potenziale energetico nei confronti del tessuto muscolare e nervoso
ed è per questo indicato per chi pratica sport e a chiunque prima di un lavoro o di uno sforzo impegnativo.
Valida anche come ottimo disintossicante, l'uva è ampiamente utilizzata durante le diete perché aiuta a
scaricare le tossine accumulate.
Mangiare uva o bere succo di uva rossa quotidianamente dà sollievo all'organismo e svolge un'azione favorevole
sull'appetito e sul sonno e, grazie alla presenza dei flavonoidi che hanno capacità dilatoria e rendono il
sangue più fluido impedendo la formazione di emboli e coaguli, aiuta a prevenire l'arterioscelosi e alcune
malattie delle arterie coronariche. E’ stato dimostrato che l’estratto di semi e bucce di uva rossa ostacola
l’attività degli enzimi che attaccano e distruggono il tessuto connettivo-elastico della parete dei vasi
sanguigni. E’ inoltre molto efficace nel combattere i danni causati dai radicali liberi alla parete dei vasi
sanguigni. Grazie a queste azioni l’estratto di vitis è usato da tempo per la sua valida azione venoprotettiva,
venotonica e protettiva sui capillari.
Alcuni studi clinici hanno valutato l’effetto dell’estratto di vitis vinifera in pazienti con insufficienza
venosa degli arti inferiori; al termine della sperimentazione il volume medio delle caviglie era notevolmente
diminuito, e così pure la circonferenza del polpaccio e l’intensità dei sintomi.
Professor Antonello Sannia, Presidente della Società Italiana di Medicina Naturale
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